19 Apr 2018

Famiglia

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«Nella maternità affondano profondamente le radici tanto della schiavitù
quanto della liberazione del sesso femminile».
Helene Stöcker, 1912

Il termine di emancipazione (dal latino: affrancamento dalla schiavitù) suggerisce l’idea che le donne si trovassero prima in una situazione di schiavitù e spesso infatti il termine viene usato per descrivere la condizione della donna nel passato. In relatà lo schiavo non ha diritti, può essere utilizzato in qualunque modo il padrone ritiene opportuno, può essere comprato e venduto. Le leggi e gli usi le danno sempre diritti e ruoli precisi, non può essere venduta o comprata, non le può essere imposto di prostituirsi con altri, riceve rispetto soprattutto in quanto madre. Lo status di schiave era distinto da quello di moglie.    Il modo in cui il ruolo materno cambia ha a che fare  con l’organizzazione , la cultura familiare ,dipende da fattori esterni, legati essenzialmente alla dimensione storica e sociale in cui la donna è collocata, ed interni, relativi alle trasformazioni della famiglia e del ruolo della madre al suo interno.

E’ importante esaminare le modificazioni in ogni singola dimensione, ma anche osservare le relazioni, le rinegoziazioni delle relazioni tra le sue parti. Ad esempio negli ultimi decenni dell’Ottocento, si può notare come pensatrici e attiviste dei più diversi orientamenti convergessero sulla necessità di proteggere e valorizzare la maternità, assicurando alla madre e al bambino assistenza e sussidi anche al di là dei casi di indigenza e necessità. Questa trasformazione è resa visibile e palese anche dalle opere d’arte e foto che rappresentano la figura materna nel tempo.

Nel primo Novecento il femminismo si basava sulla concezione della differenza come valore che esaltava la maternità come luogo di virtù e competenze femminili le quali, se confinate nell’ambito domestico erano fonte di schiavitù, ma trasferite in ambito pubblico, potevano essere la base per il riconoscimento della dignità sociale delle donne e la valorizzazione del genere. La vita familiare come destino e come necessità andava già stretta alla donna moderna. A origine in questi anni una nuova concezione della maternità come lavoro sociale che entra a far parte della più ampia battaglia contro la svalutazione del lavoro femminile extradomestico.

Anche il rapporto con l’educazione dei figli conobbe significativi cambiamenti nel passaggio dalla condizione contadina a quella operaia, i padri adesso lavoravano fuori casa, lontano dai figli, così che la loro formazione umana fu delegata interamente alle mogli e fu il lavoro di queste donne a ridurre gradualmente le differenze culturali e sul piano dell’educazione degli individui di estrazione operaia rispetto a quelli di nascita borghese. Il ruolo educativo della madre moderna fu consacrato e consolidato da tutti mezzi di informazione (giornali, riviste, radio) che promuovevano il modello della madre casalinga, attenta ai propri compiti di cura

Tutt’altra interpretazione della maternità la dà Tamara de Lempicka ,qui abbiamo un capovolgimento non solo del punto di vista, ma anche dell’interpretazione stessa della maternità.Una donna artista, una delle prime a farsi strada, per di più notoriamente trasgressiva ed incurante delle norme sociali e morali, ci mostra la maternità come qualcosa di non voluto ed imposto. Maternità (1928) quasi ci disturba ma è un’opera estremamente coraggiosa: lo sguardo perso nel vuoto trasmette preoccupazione e la scena dell’allattamento non trasmette più tenerezza ma inquietudine. siamo alla fine degli anni ’20 eppure tutte, le questioni sul ruolo di madre e il dibattito sulla scelta di alcune donne di non avere figli sono più che mai attuali oltre che irrisolti.

Ad oggi il modello di maternità si è esposto sempre più a rischi. La madre lavoratrice potrebbe non saper trovare un equilibrio tra le esigenze professionali e di cura dei figli. Se è casalinga può essere troppo centrata sull’essere madre tralasciando altri interessi. I mutamenti riguardano anche l’età giusta per diventare madre ed è sempre più radicale la difformità tra l’età biologica e l’età sociale adatta alla maternità.

L’emancipazione della donna, nonostante il miglioramento dell’istruzione e l’accresciuta presenza nel mercato del lavoro, non è stata completa e totale. Molte donne hanno rinunciato alla maternità e hanno rifiutato il tradizionale modello di donna-moglie-madre soprattutto al centro e al nord. Ne emerge in conclusione una figura di padre ancora in bilico tra vecchi modelli autoritari che vive con rimpianto, e un nuovo modo di essere più affettuoso, presente e protettivo, non però in grado di comunicare valori chiave per lo sviluppo adulto dei figli.

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